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16.05.06

Facendo la spesa

Giravo annoiato tra le corsie, alla ricerca di prodotti sfiziosi in grado di risollevarmi il morale, ed improvvisamente mi imbattei in lui. Mi riuscì impossibile distogliere lo sguardo per diversi secondi: era stupendo!

Il più bel culo di donna che avessi mai visto! Alto, sporgente, pieno e tondo ma non grosso, provocante ma non volgare: perfetto. Era fasciato da un paio di jeans aderenti. Seguii estasiato la riga del cavallo finché non sparì fra le carni morbide: non avrei mai pensato che si potesse provare invidia per una cucitura! Non riuscivo a guardare altro. Era uno di quei particolari femminili per i quali si rischia la scenata da parte della moglie. Intuii a malapena il resto della figura della proprietaria. Aveva una camicetta bianca. Cercai di registrare almeno quel particolare, così da poterla riconoscere in seguito tra la folla. Mi allontanai da mia moglie con una scusa e, alla guida del mio carrello, cominciai a seguire la donna lungo le corsie, rispettando scrupolosamente la distanza di sicurezza, quella cioè che mi avrebbe permesso di rubare ancora qualche bella visione di lei senza insospettire. Probabilmente non dovevo essere l'unico ad averla notata perché il traffico maschile attorno si era fatto notevole. Mi sentivo stranamente eccitato e desideroso di stabilire un contatto. Era un'idea malsana e da scartare immediatamente, anche perché lei, purtroppo, era in compagnia di quello che sembrava il consorte. Chissà per quale motivo però certi particolari, invece di scoraggiare, eccitano ancora di più. Incominciai a percorrere le corsie in senso inverso rispetto al suo, così da ritrovarci di fronte ad ogni passaggio. Cercai di incrociare il suo sguardo e ci riuscii, sostenendolo per un paio di secondi. Ebbi la netta sensazione di aver fatto colpo mi feci più ardito. Improvvisamente si presentò un'occasione troppo ghiotta per non approfittarne: lei si era chinata per raccogliere un barattolo posto su uno scaffale, in basso, proprio mentre io le stavo passando alle spalle. Lo spazio era esiguo.

Vidi quel culo proteso ed invitante e non seppi resistere: le passai esageratamente vicino. Avevo messo per protezione una mano all'esterno del carrello, di lato, come ad impedire che il metallo potesse ferire o strappare. il contatto fu inevitabile. Ero stato perversamente geniale: il tocco poteva essere spacciato per involontario agli occhi di chi l'avesse osservato, ma durata e pressione erano state tali da non lasciare, solo a lei, nessun dubbio circa le mie reali intenzioni. Si rialzò di scatto.
"Pardon" le dissi serio e galante. La sua espressione di stizza si tramutò subito in sorriso. Pensai che se solo avessi avuto una piccola occasione per parlarle non me la sarei lasciata sfuggire. La vidi fermarsi presso il banco dei salumi.
"Che ne diresti, cara, se questa sera ci mangiassimo un bel prosciutto e melone?" chiesi a mia moglie dopo averla ritrovata e continuai senza aspettare risposta:
"Pensa tu al melone perché mi sento ridicolo ad annusarlo per capire se è buono. Io prenderò il prosciutto". Detto questo mi precipitai a strappare il numerino per la fila.
Era altissimo.
Mi resi subito conto che difficilm nte sarei stato servito prima di dieci minuti. La mia amica, previdentemente, doveva averlo preso per prima cosa appena entrata. Decisi di bluffare. Mi feci largo tra la ressa come se avessi dovuto essere servito da un momento all'altro e le arrivai alle spalle. Potevo sentire il suo profumo e guardarle il culo dall'alto. Ebbi nuovamente voglia di toccarla. La spinta di un maldestro ragazzino, che cercava di raggiungere il bancone, avrebbe potuto darmene scusa ed occasione, ma non ne approfittai per non esagerare. Mi limitai a posizionarmi al suo fianco. Fui felice di sorprenderla un paio di volte a cercarmi con lo sguardo. Ricambiai con discrezione. Arrivò il suo turno e cercai di ascoltare la sua voce mentre ordinava i salumi.
"Altro?" chiese gentilmente una commessa.
"No grazie!" rispose ricevendo il pacchetto; quindi sfilò di lato sfiorandomi.
Ci guardammo nuovamente, con desiderio.
"Questa me la devo fottere a tutti i costi!" pensai rabbioso mentre una fitta di libidine mi contraeva i genitali.

Rimasi per un attimo indeciso sul da farsi, poi misi in tasca il numerino e mi allontanai dal bancone, ma quando la cercai con lo sguardo tra la folla non la vidi più. Percorsi velocemente alcune corsie senza riuscire a trovarla: l'avevo persa. Vidi pero' quello che ricordavo essere il marito uscire frettolosamente dal passaggio di una cassa chiusa.
"Avrà già pagato" pensai deluso mentre, con molta meno foga, mi guardavo intorno alla ricerca di moglie e carrello.
Improvvisamente, nello svoltare un angolo, urtai una persona. Felice, mi accorsi che si trattava proprio di lei: la donna con la camicetta bianca ed il culo da favola. Mi scusai con eccessivo zelo.
"Si figuri!" rispose con uguale gentilezza e proseguì: "Posso approfittare per chiederle un favore? Sarebbe così gentile da rompere l'imballaggio delle scatole dello zucchero? Io ci ho provato ma proprio non riesco!"
Senza neanche risponderle assunsi un'espressione feroce ed afferrai rudemente un lembo del cellophane deciso a farlo a brandelli.
Purtroppo era terribilmente resistente e per quanti sforzi facessi non riuscivo a lacerarlo. Mi innervosii.
"E' duro vero? Ci vorrebbe un taglierino" mi disse sorridendo deliziosamente.
In un impeto di orgoglio riuscì a rompere l'imballaggio e, tronfio e soddisfatto, le porsi un pacchetto.
"Grazie!" Mi rispose sorridendo, questa volta con malizia.
Fui preso dal panico: capii che avevo pochi secondi a mia disposizione per parlarle e non lasciarmela sfuggire.
Sarebbe bastata una frase brillante o una semplice battuta, ma non riuscivo ad articolare una sola parola.
Ormai mi stavo rassegnando a vederla volgermi le spalle ed allontanarsi.
Invece, incredibilmente, lei rimase immobile, sorridendo ed aspettando pazientemente le mie parole. Allora intravidi dietro di lei una grossa porta socchiusa che dava su un magazzino non accessibile al pubblico. Notai la lunga maniglia antipanico rossa ed il cartello con la scritta "vietato l'accesso". Fu questione di attimi. Con il cuore che batteva all'impazzata le afferrai una mano e senza dirle assolutamente nulla la trascinai oltre la porta. ro pronto alla sua reazione ma ero altrettanto deciso a rischiare.

"MA SCUSI!? CHE STA FACENDO? DOVE MI STA PORTANDO?!" protestò lasciandosi tuttavia condurre.
"Aspetti solo un secondo e le spiegherò tutto" le risposi continuando a camminare attraverso il magazzino.
Le stringevo con forza la mano aspettandomi che si divincolasse da un momento all'altro; ma lei, con mio crescente stupore, continuò a seguirmi docile e silenziosa.
Giungemmo alla fine del magazzino dove vidi un'altra porta, più piccola. La oltrepassammo e ci ritrovammo in una stanza semibuia e piena di grossi scatoloni accatastati. Vi girammo attorno e, quando fu chiaro che non avrei potuto condurla in nessun altro posto più lontano e nascosto di così, mi voltai verso di lei e l'afferrai per le spalle, quindi, con la voce rotta dall'emozione e dal fiatone, le dissi:
"Mi scusi! Non mi giudichi male! Ma quando l'ho vista ho pensato che dovevo assolutamente parlarle, anche a costo di essere preso a schiaffi. Lei è la donna più bella che abbia mai visto e vorrei tanto avere un'occasione per rivederla e..."
Mi resi conto della banalità delle mie parole e di quanto fossi ridicolo nel momento in cui lei si mise a ridere; dapprima sommessamente, poi sempre più forte, finché non esplose in una risata grassa e quasi isterica.
"Mi scusi... (AH, AH, AH), Non voglio ridere di lei... (OH, OH) ma è che... (AH, AH, AH) non mi era mai successo di... (OH, OH, OH)..."
Non riuscì neppure a terminare la frase. Punto nell'orgoglio l'abbracciai con forza e le tappai la bocca con la mia. Smise immediatamente di ridere; allora la strinsi ancora di più e continuai a baciarla nel modo più appassionato possibile. Improvvisamente anche lei prese fuoco e ricambiò il mio bacio con una foga che quasi mi spaventò. Ero eccitato ed euforico all'inverosimile. Non riuscivo a credere di aver osato tanto e di essere stato premiato parimenti. Le mie mani presero a correre frenetiche lungo la sua schiena e le sue spalle, senza però osare ancora raggiungere i punti più desiderati. Presi a baciarla sul collo, quasi mordendola; nel frattempo guardai in basso, oltre lei, e rividi quei meravigliosi glutei sporgenti. Un istante dopo le mie mani erano là, ad afferrare carne con bramosia, a gustare la morbidezza e la dosata abbondanza di quelle membra, ad infilarsi nel solco caldo, premendo in corrispondenza del suo sesso per comunicarle l'irresistibile desiderio di voler entrare in lei.

Postato da Elena il 16.05.06 12:12